Bata, Guinea Equatoriale 1954
Sergi Barnils è nato a Bata, capitale della Guinea Equatoriale, nel 1954.
Vive e lavora tra Barcellona e Sant Cugat, Spagna.
Quando nel 1956 il territorio da colonia spagnola diventa una provincia del Golfo di Guinea, la famiglia Barnils ritorna in Catalogna. Fin dalla più giovane età Barnils dimostra una chiara propensione per il disegno e porta avanti con determinazione la propria vocazione pittorica. Pur lavorando nella fabbrica di ceramica paterna, dalla metà degli anni settanta frequenta lo studio del pittore Nolasc Vals e dal 1988 la facoltà di Belle Arti di Barcellona: è in questi anni che il colore inizia ad avere un ruolo di fondamentale importanza per il suo fare arte. Dopo la chiusura della fabbrica di ceramica di famiglia, all’inizio degli anni novanta, Barnils si dedica esclusivamente alla pittura. Nel frattempo il suo linguaggio artistico raggiunge la piena maturità e la sua opera, inizialmente influenzata dalle principali correnti contemporanee, si va precisando in una forma definitivamente personale.
Attraverso un segno geometrico che si stempera nell’utilizzo dei colori, protagonisti assoluti della sua pittura, Barnils è giunto, quindi, a condensare nelle proprie immagini, sia pure astratte e dense di graffiti primordiali, le sue più intime riflessioni sulla condizione umana: dalle sue opere, ma soprattutto dai suoi colori gioiosamente festanti, si sprigiona così un intenso sentimento di celebrazione della bellezza della vita, in ogni sua forma e divenire. In numerose opere dell'artista risulta evidente la presenza di una umanità stilizzata che si muove in modo apparentemente disordinato in una sorta di formicaio metropolitano. Ottomila anni fa gli antichi uomini preistorici nei loro graffiti di cui sono rimaste splendide testimonianze nelle pitture rupestri del Tassili n'Ajjer raffiguravano il loro mondo fatto di animali della savana e di uomini intenti alla caccia. Oggi Barnils nei suoi graffiti del terzo millenio ci mostra uomini immersi nel proprio caos quotidiano tra piccoli edifici e geometrie da cui emergono segni che in diversi casi rimandano a simbologie come quella del triangolo trinitario che lega Antico e Nuovo testamento. La vita stessa è rivelazione dell'infinitamente Altro, impronta tangibile di una presenza incommensurabile che ci scorre dentro di cui possiamo solamente intuire il riflesso nella materialità del mondo. Barnils sa cogliere questo richiamo che può essere niente e tutto a seconda degli occhi che lo guardano. Gioca con le piccole e grandi cose rivolgendo una preghiera fatta di immagini essenziali che è relazione e dialogo, attesa escatologica o semplice meraviglia per il dono grande dell'esistenza umana.