Modena, Italia 1966
Nasce il 6 novembre 1966 a Modena, vive e lavora a San Pancrazio (MO).
Si forma frequentando la scena della controcultura punk e della musica indipendente della prima metà degli anni Ottanta. In questo periodo realizza delle opere su carta con inchiostro nero violoceo in cui appaiono personaggi, figure e ambienti legati sotto vari aspetti a quel mondo che frequentava direttamente. Successivamente ha sviluppato una ricerca sul paesaggio contemporaneo, sul tempo e la memoria attraverso una pittura maestosa a olio su tela, rigorosa e attenta ad ogni dettaglio che sappia catturare l'attenzione dell'osservatore. Chiesi tende a volte ad esaltare i soggetti industriali o del paesaggio urbano, oppure a creare forti contrasti in bianco e in nero dando un senso di profondità cupo e anacronistico.
La chiave di volta è il pensare il quadro non più relazionato a un ambiente ma come costruzione di un'architettura che di fatto non esiste: "ho evaporato gli edifici di archeologia industriale, ho sciolto le gru metalliche, ho rarefatto gli edifici fino a ridurli a una sottile e irraggiungibile linea d'orizzonte oltre la quale si staglia una misteriosa e accecante luce elettrica...ho dipinto una realtà inesistente, virtuale, un incubo cerebrale, uno spazio che è astrazione della mente".
Il paesaggio diviene un duplicato di un'immagine precedente, non è qualcosa di statico, bensì si ricompone costantemente in diverse immagini singolari. La particolarità è un'unità empirico-percettiva di un momento incorporato nell'esperienza del soggetto, ma quella capacità originaria della natura si trova modellata dalla norma artistica. In diversi momenti o in presenza di eventi atmosferici diversi della giornata il paesaggio può essere diverso, la pittura riesce ad acquisire la patente delle "forme piacevoli" in opposizione al piano desertico. "Non c'è dubbio che la percezione della natura come paesaggio e non soltanto come semplice sfondo scenografico di narrazione è stata in relazione diretta con la capacità di osservazione del mondo che ci circonda e del fatto di intendere la natura come un insieme di contemplazione, godimento e riflessione. La nozione di paesaggio porta a pensare alla natura come a un ente autonomo nel quale l'uomo stabilisce relazioni, ma nel caso diventi un oggetto acquisisce la qualità di soggetto, sia passivo che attivo, generando emozioni e un'affettività capace di commuovere". Di certo l'opera di Chiesi tenta di immergersi nella complessa o enigmatica relazione tra l'arte e questa "seconda natura" che è articolata come un paesaggio (vuoto) delle fabbriche, quale scenario fondamentale (benchè periferico) della contemporaneità.