Parma, Italia 1956
Enrico Robusti e' nato a Parma nel 1956 dove vive e lavora.
Si laurea in Giurisprudenza e da subito si dedica, come autodidatta, allo studio approfondito della tecnica pittorica seicentesca con riferimento alle opere di Rubens e Van Dick. Esordisce nel 1986 con una mostra De Rerum Natura a Parma presso la Galleria Consigli Arte e nello stesso spazio inaugura, nel 1991, una mostra di ritratti curata da Federico Zeri.
Da quel momento fa della attivita' di ritrattista la sua professione sino al 2004, quando con la complicita' di Gene Gnocchi e Alessandro Riva presenta la sua “nuova era pittorica" nel progetto Bar Italia presso Annovi Arte Contemporanea di Sassuolo e con Giuseppe Scaraffia presenta presso lo Studio Merlini & Storti Romarobusta, progetto del 2004. "Il titolo è la mia stella polare. Ho sempre detto che la mia prima preoccupazione è quella di raccontare delle storie. In questo il mio lavoro mi avvicina più a uno scrittore che a un pittore e proprio come uno scrittore prendo appunti. Quando durante la giornata vengo colpito da un fatto, da una frase, apro il taccuino che porto sempre con me. Non tutti gli appunti diventano quadri ma se su quel fatto, o su quella frase, inciampo ancora, ecco che inizio a dipingere», così si racconta l'artista. Di questo meccanismo complesso e misterioso la pittura di Enrico Robusti è una manifestazione esemplare e, per molti aspetti, più unica che rara. Ciò deriva in gran parte dalla dualità del Robusti pittore: da una parte il solido e severo ritrattista, tra i più psicologicamente intesi e acuti della scena italiana contemporanea, in grado di rappresentare caratteri prima ancora che fisionomie, che convive con un suo alter ego completamente opposto, slegato da qualunque necessità di verosomiglianza formale, ma in grado di sondare i recessi più reconditi della realtà con eguale arguzia ed espressività. Un altro esempio illuminante e perfettamente riconducibile alla poetica di Robusti, soprattutto perchè condito da una crudeltà compiaciuta che trasforma l'ironia in sarcasmo, è riscontrabile in Goya, tremendo fustigatore dei costumi e dei vizi della sua epoca, nel quale, oltre lo spavento iniziale, ritroviamo lo specchio dell'umanità in tutto e per tutto identica a quella che accompagna la nostra quotidianità. Robusti non si limità a rappresentarci nelle nostre debolezze, ed in ciò a farci sorridere, ma ne sottolinea la varietà, la tenacia, la terribile verità sottesa ad ogni forma(lità) evidente. La dimensione letteraria della pittura di Robusti è sottolineata anche dall'importanza che assumono i titoli dei suoi dipinti, segno evidente di una progettualità, di un "disegno nel disegno", di un desiderio di superare l'evidenza dell'immagine per squarciare il velo del visibile, trasportandoci in una dimensione senza altro linguaggio altro che non sia quello, tra istinto e coscienza, dell'emozione e del ricordo. I suoi personaggi sono sempre uomini comuni, archetipi adulti. L'occhio Robusti, infatti, non possiede l'ipocrita malizia di questi ultimi: egli osserva la realtà e le sue forme con lo sguardo indagatore, insieme curioso, incosciente e spaventato, di un bambino, filtrando quelle stesse immagini con la consapevolezza e la coscienza, spietata e lucidamente affilata, di un adulto che non vuole perdere il proprio paradiso. Non caricature, dunque, ma verità più vere del vero; quella verità da sempre nascosta dietro al gioco delle parti di una società troppo moralista per potersi guardare nello specchio spietato della propria autocoscienza.