Meldola, Italia 1958
Enrico Lombardi, pittore e scrittore, nasce a Meldola (Fc) nel 1958. Vive a Forlì.
La stagione più recente di Enrico Lombardi si muove sotto il segno della più accanita ripetizione. I suoi ultimi quadri sono altrettanti rifacimenti di quadri già fatti in passato. Le nuove tele ripetono allo spasimo una scena già dipinta, una collina già tagliata nell'identica prospettiva, uno specchio d'acqua già orchestarto anni prima alla stessa maniera. C'è una disciplina quasi ascetica in questa volontà di ripetere, perchè è una volontà di ripetere senza variare, di ripetere alla lettera. Cambia, quando cambia, lo sfondo di queste scene, che ora è dorato. La lettera ritorna, ma è una lettera d'oro. Ma, appunto, serve una disciplina ferrea, per ripetere senza variare, per ripetere nell'oro. Variare sarebbe molto più facile. La ripetizione è anzi essenzialmente variazione, la ripetizione è inevitabilmente differenziazione. E' contro questa verità, che una ripetizione che si vuole ripetizione letterale, ripetizione alla lettera, ripetizione di una lettera d'oro, lotta con tutte le sue forze. Chi vive ripete. Vivere significa ripetere, ogni giorno alzarsi e guardare fuori dalla finestra, riempire una tazza di caffè, annodarsi la cravatta, salutare con una carezza un compagno o una compagna. Il reale è anch'esso ripetizione, babele di ritmi che ripetono e intrecciano altri ritmi, catturandone alcuni nella propria orbita, lasciandosi prendere nell'orbita di altri, che altri ancora prenderanno nella loro. Ma, appunto, chi vive ripete l'evento del vivere, chi vive ripete la sete o la fame che gli suggerisce ogni volta di nuovo i gesti del preparare il caffè, chi vive ripete l'amore che lo induce ogni volta di nuovo a congedarsi dall'amato con una carezza. Chi vive ripete il vivere come evento, come operazione, o meglio: il vivere come evento o come operazione ripete se stesso in chi vive. E' forse a questo transito che allude l'unica variazione che Lombardi si concede in questo suo rifare il già fatto, l'oro quasi bizantino dei suoi sfondi, o almeno la velata immistione di una venatura dorata in sfondi rosa, che diventano così violacei e opalescenti. In questo senso, benchè realizzata pur sempre con colori e pennelli, la pittura di Lombardi non è più propriamente pittura, ma purissima autocoscienza della pittura.