Milano, Italia 1969
Federico Guida è nato a Milano nel 1969. Vive e lavora a Milano.
Il pittore milanese non cerca modelli per i suoi ritratti, non cerca l'esteticamente bello, ma si impegna a riprendere con pennellate sapienti le persone che gli vivono intorno, il vicino di casa, gli amici, le nipotine: chiunque gli capiti a tiro; lui ferma le loro immagini in movimento come faceva da fotografo in viaggio attraverso la Turchia.
"Guida è un pittore neoseicentesco contemporaneo", ha scritto un critico e la definizione è azzeccata.
La produzione di questo artista milanese, nota da anni nel mondo dell’arte contemporanea e supportata da un solido bagaglio tecnico, è caratterizzata da un linguaggio figurativo ricco di connotazioni personali che esprime attraverso la fotografia, i colori a olio, le vernici, l’acrilico, il gesso e la stoffa. Nei suoi lavori, nei quali è sempre riconoscibile una sfumatura che riprende tecnica e effetti tipici della fotografia, affiorano le lezioni di Caravaggio che maneggia i raggi di luce come pennelli, come i pittori del Sei-Settecento nelle forme tondeggianti e nella naturale morbidezza della carne. I corpi umani fermati sulla tela in mille pose da Guida pongono domande e fanno meditare sul dramma dell'esistenza umana. Questo tema viene evocato con corpi nudi rannicchiati, a riposo o intrecciati in lotta, forme femminili che, nella più recente produzione, vengono chiamati dall'artista " stone"- sassi, macigni che sono forse all'inizio di un sentiero da percorrere. Federico Guida usa il rosso e il blu per i fondali, gli sguardi in primo piano per il bisogno di raccontare una storia più alta, per la voglia di dare un tocco di realismo al desiderio e alla necessità di pensare l’immensità, l’eternità, al senso delle cose. I corpi (dipinti nei toni del rosso) sono spesso tatuati: la pittura si trasforma così in pelle incisa, "scarnificata", a raccontare riti tribali, percorsi di vita sofferti, mappe di tesori ancora da scoprire. L'anatomia così graffiata diventa così un sismografo che registra gli umori di un percorso globale che fonde esperienze occidentali con ricerche orientali. I corpi diventano allora privilegiati luoghi di incontro tra culture diverse, vibranti casse di risonanza di ritualità contemporanee.
Il pittore che in decine e decine di mostre collettive ed esposizioni personali ha voluto raccontare la notte milanese, i manicomi, relitti giovani e vecchi, in un cammino suo personale, unico, continua a perfezionare lo stile rinnovandosi in nuovi argomenti tenendo sempre fissi gli occhi del corpo e dell'anima sull'uomo.