Gela, Italia 1970
Giovanni Iudice, artista autodidatta, nasce nel 1970 a Gela, in Sicilia. Attualmente, vive a Gela e collabora con gallerie italiane ed estere.
Giovanni Iudice è un pittore siciliano, ma è soprattutto un uomo caparbio e ostinato. Autodidatta, lontano mille miglia dagli attuali controversi canoni accademici, Iudice dipinge in maniera estremamente coinvolgente, e la realtà con cui raffigura i protagonisti delle sue opere reinterpreta il vero non costituendo un limite, ma uno strumento di trasmissione empatica di sentimenti che ci toccano molto da vicino. Iudice rivendica la sua formazione affermando che la perfezione della sua pittura realista nasce esclusivamente dall’esperienza “in un’epoca in cui siamo in piena crisi di maestri e il “mestiere” si apprende dai grandi del passato…”. Le opere di Giovanni Iudice nascono quasi sempre da fotografie che lui stesso scatta: “Non si tratta di una riproduzione di un documento, come accade nell’iperrealismo americano degli anni '70. L'artista parte spesso anche dal riflesso cinematografico, si rifa a volte al neorealismo italiano, a Pasolini, giusto per avere un riferimento, dando una chiave di lettura rivolta al sociale, impoverita da etichette. Quindi si tratta di una rappresentazione di un dato, di una cifra stilistica che poi diventa anche astrazione.
Le spiagge ed i bagnanti che Giovanni Iudice ha rappresentato nelle sue opere sono stati il viatico per la sua attuale produzione, incentrata sulle tematica della clandestinità, icona di una parte di mondo contemporaneo, raffigurazione della Sicilia come approdo di una moltitudine di uomini e donne soli, in cerca di speranza. Pur non amando le definizioni che attribuiscono facili etichette a chiunque si occupi d’arte, Iudice afferma che “il tema dei clandestini e tutto quello che l’Europa drammaticamente sta vivendo, trasportato nella pittura, diventa assai più forte perché le immagini non sono mai documento nell’arte, ma bensì una reinterpretazione di questo carnaio umano che si consuma nelle nostre coste.
"A me non interessa la questione di saper qual è l’agente inquinante, ma l’essenziale per me è rappresentare un disagio umano, perché ciò che “inquina” nell’ambiente lo sappiamo tutti, ma il vero problema è il “danno” che arreca. Il mio è un atteggiamento di tutela verso un equilibrio vitale, che è la civiltà stessa. A me rode molto il fenomeno del “carnario umano” dei clandestini. Sono partito dall’idea della spiaggia come luogo di pace e di svago, che tra l’altro sono stato uno dei primi a rappresentare così, per poi arrivare all’approdo dei migranti su quelle stesse rive, su cui è impensabile che essi possano giungere ed integrarsi", così racconta l'artista.
A chi lo accusa di realizzare opere che nulla hanno di diverso dalla fotografia Iudice sapientemente risponde: “Non è una questione di tecnica, ma di stile, di contenuti visivi, non di messaggio. La scarsa conoscenza storica porta a creare delle menzogne, ma chi ha memoria del passato riconosce il bugiardo dal reale. La cosa importante è far vedere l’innocenza delle cose, perché l’arte, soprattutto nell’ambito figurativo, deve andare verso una linea sottile, e non è semplice. Oggi molti si camuffano dietro false mode, o dietro l’utilizzo di diversi materiali alternativi, non tutti chiaramente”.
E' onesto Iudice, troppo onesto nello speculativo scenario attuale del mercato internazionale d’arte: “Io ritengo che l’impegno venga prima o poi ripagato, purché si agisca con onestà intellettuale. Ho sempre fatto cose difficili credendo nella qualità, non per il mercato, anche se adesso sono premiato da una notevole richiesta, sebbene non me ne importi molto. Una delle cose positive della globalizzazione è che puoi essere un artista siciliano ma non ancorato necessariamente alle gallerie siciliane che obbediscono a quelle del nord, ma andare direttamente al nord, perché qui si è sudditi del sistema del meridione. Al nord l’arte non è né di provincia né di regione, per cui un’artista del sud è alla stregua di uno del nord”.