Busto Arsizio, Italia 1986
Marco Pariani nasce a Busto Arsizio nel 1986, studia all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Dal 2006 intraprende il suo percorso artistico, caratterizzato da un acceso grafismo e un singolare uso del colore. Inizia la sua carriera espositiva nel 2008, quando partecipa alle collettive milanesi “Art of Football” e “12 artisti per una stanza”, seguite dalla “Biennale Arte Giovani” di Bologna. Il caso di Marco Pariani è un caso emblematico per capire quali siano i nuovi territori che la pittura sta sperimentando. Il suo è un curriculum diviso tra le due sponde dell'oceano, con personali che spaziano da Los Angeles a Dusseldorf e Ginevra. La pittura di Pariani è quindi figlia di una cultura globalizzata che è difficile assegnare ad una tradizione piuttosto che all'altra; una cultura visiva che non conosce frontiere e che ha una propensione a portare all'estremo le potenzialità del mezzo pittorico. La pittura di Marco Pariani sfugge ad esempio alla schematizzazione che la vorrebbe categorizzare come pittura "astratta". Piuttosto sembra assistere alla costruzione di una nuova figurazione che abbia azzerato i riferimenti del passato e tenti di impostare un nuovo alfabeto. Altro aspetto di grande interesse nell'esperienza di Marco Pariani è lo sperimentalismo tecnico che lo porta a incrociare tante diverse tecniche pittoriche sulla stessa tela, grazie ad una conoscenza sempre più matura di ciascuna tecnica. Il percorso sulla tela diventa così un percorso di continue scoperte delle potenzialità inedite che ciascuna tecnica svela nel momento in cui si innesta con un'altra. La tela o quello che sta al suo posto, si attesta come un campo catalizzatore di linguaggi che incorporano un sentimento libero del proprio tempo, senza più bisogno di un copione narrativo per stabilire il senso del proprio esserci. E senza neppure più bisogno di caricare il segno con l'energia della gestualità. E' su questo terreno liberato che una nuova generazione di pittori si è insediato per lasciar crescere il proprio atto pittorico. E' un terreno senza perimetri, sensibile a nuove incursioni cromatiche, in grado di assorbire ogni contaminazione dell'immaginario visivo. E' qui che troviamo Marco Pariani.
La sua poetica si rifà alla realtà che lo circonda, alle contraddizioni della società del consumismo, alle cose che non gli stanno bene. Parte da lì. Il problema "formale" del quadro viene prima ma non è l'unico e nemmeno il primo, è quella cosa per cui alla fine dici che funziona oppure il contrario. Marco non dirà mai che quel rosso o quel verde significano una cosa in particolare, dirà che è il colore giusto per stare dove sta, punto. Sa perfettamente quali sono le informazioni che lo spingono a iniziare un ciclo di dipinti, conosce i modi e lo stile con i quali porterà avanti il lavoro, ma non immagina quale sarà il risultato.