Artisti

Velasco Vitali

Velasco Vitali

Bellano, Italia 1960

Vitali Velasco nasce a Bellano nel 1960.

L’inizio è segnato dall’incontro con Giovanni Testori e la partecipazione alla mostra Artisti e Scrittori presso la Rotonda della Besana di Milano. Dopo alcune mostre personali, la sua pittura si concentra sulla tragedia che distrugge parte della Valtellina alla fine degli anni Ottanta, facendo confluire il lavoro in Paesaggio Cancellato, mostra curata da Roberto Tassi (1990). Alla fine degli anni Novanta è invitato alla Quadriennale di Roma e in quegli anni comincia un percorso artistico sui porti del Mediterraneo e del sud Italia: in quest’ottica nascono Isolitudine con Ferdinando Scianna del 2000 e nel 2003 MIXtura con Franco Battiato. Non c'è alcun moralismo nei sui ritratti di città; non percepisci la condanna della miopia umana e del suo orgoglio feroce, e neanche l'infamia di un genere (quello umano) che ancora non ha capito nulla del monito di Babele. Piuttosto sembra trasparire un interrogarsi stupito sulla bellezza struggente di questi monumenti involontari all'ambizione dell'uomo che stanno lentamente tornando a diventare frammenti di nuova Natura, o semplicemente rovine di alcuni dei tanti mondi di vite e civiltà che abbiamo consumato nella nostra storia. L'uomo è scoparso da tempo, e l'unico presente è l'autore che osserva e rappresenta; mentre le case, i fortilizi, le strutture d'ingegneria, i grandi monumenti pubblici che un tempo accoglievano la vita di migliaia di persone sono fissati in una dimensione materica e coloristica sospesa in una lenta metamorfosi, lenta ma inesorabile nel suo diventare nuova Natura, frammento di un processo in profonda e instabile trasformazione che la porterà a essere altro da sè.

Il realismo virtuoso di Vitali viene volontariamente messo alla prova, stressato con violenza nel ritratto urbano perchè oggi non è più tempo per i paesaggi rassicuranti e veristi del nostro tardo Ottocento. La metropoli o i suoi sottoprodotti devono essere raccontati con uno sguardo diverso, consapevole di quello che rappresentano, cosciente della postmodernità in cui siamo immersi, e capace di produrre nuovi simboli che rappresentino il tempo instabile e drammatico che abitiamo. C'è amore e rassegnazione in queste opere, stupore e disperazione che si accompagnano alla voglia di fissare sulla carta e sulla tela le memorie di un mondo che sta cambiando troppo rapidamente sotto i nostri occhi e che ci potrebbe fornire non poche soluzioni su come affrontare il prossimo futuro.

Senza titolo

Olio tu tela

  • 50
  • 70 cm


2005





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