Foggia, Italia 1985
Dario Molinaro è nato a Foggia nel 1985, vive e lavora a Milano.
È laureato in Decorazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Foggia con una tesi in critica dell’arte. Risultato di molteplici contaminazioni e ispirazioni, il lessico visivo di Dario Molinaro si costruisce su un crocevia particolarmente fertile.
Caratterizzato dall'utilizzo di diverse tecniche – dalla china, alla grafite, fino alle tecniche miste che comprendono tempera, matite colorate, acquerello e olio. Le opere dell'autore si distinguono per il trapelare di una certa “musicalità” della composizione, in cui l'alternarsi di pieni e vuoti, di segno bidimensionale e figure a tutto tondo, di prospettive deviate e svariati piani di rappresentazione costituisce la peculiarità e la forza del messaggio artistico, modellato attraverso una sintassi assolutamente personale che mette in relazione segni, visioni metaforiche, riferimenti all’attualità o alla storia dell’arte con un universo simbolico evocante memorie arcane e archetipiche.
Molinaro ha sempre avuto fermo in testa ciò che l'arte è, o meglio, ciò che l'arte non è assolutamente e non potrà mai essere: una favola, una narrazione edulcorata, un mondo distante, parallelo a quello in cui siamo, in cui rifugiarsi. Non c'è bisogno di scappare. Neppure nel passato, nelle glorie di ciò che siamo stati e di quel classicismo che conserviamo nella cristalliera per evitare che prenda polvere. Non siamo più soltanto quello. Lo siamo stati, in maniera grandiosa per giunta, ma adesso dobbiamo liberarcene perchè stiamo abusando. Che poi la nostalgia di cui soffriamo non è uno stato d'animo costruttivo che ci sprona a ripartire da ciò che è andato, ma il sentimento del rivangare, del rimuginare su qualcosa di sterile, morto.
Eppure le percepiamo quelle sensazioni che ci scuotono e ci ricordano ogni giorno che siamo vivi, ora, che ci partono da dentro, dal sangue che pulsa forte nei polsi e nelle tempie. Per Dario l'arte parla di questo. Del sangue e del suo scorrere, del movimento, dell'indipendenza. Come un respiro, l'arte porta all'esasperazione i nostri limiti e ci costringe ad abbandonarli.