Cagliari, Italia 1981
Nicola Caredda è nato a Cagliari nel 1981. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Sassari e intraprende un percorso di ricerca pittorica indipendente e singolare, piuttosto appartato rispetto ai movimenti più frequentati dagli artisti locali della sua età.
Nicola Caredda mette in scena oggetti come personaggi sensibili, parlanti e soprattutto operanti: ogni ente, manufatto, arnese e animale rappresenta un enigma, un arcano indecifrabile pur nella leggibilità delle forme e dei referenti. Sono oggetti, a detta dell'artista, "sospesi tra fisica e metafisica", ma non solo: il linguaggio metaforico, che trae linfa dalle consuetudini e dall'immaginario collettivo per emanciparsi in personali e intime codificazioni del reale, esorcizza in maniera straniante le preoccupazioni contemporanee. L'artista descrive e racconta la crisi di "allargamento dell'universo": angosce provocate da un ampliamento progressivo della connettività sociale; guerre e rivoluzioni a portata di mano; mitizzazione e promozione continua della propria personalità in un flusso di mediocrità; tutto l'universo di Caredda rende evidente il modo di affermarsi ma non la forma concreta di tale affermazione - almeno in quella forma che dava protezione all'uomo pacificato nell'animo. Questo è il nuovo paradosso surreale: nella fisionomia di componenti reali generare - e degenerare - l'espressione di una concezione individuale, mai completamente esaurita perchè infinito è il flusso della coscienza artistica. Colori fluorescenti, acidi ed esuberanti, scenari post-apocalittici e allucinanti presenze coadiuvano la critica del mondo, nelle pieghe dell'assurdo così come nella razionale dotta conversazione: l'opera è il luogo della libertà fantastica, della sospensione favolosa che viene quotidianamente uccisa e repressa. I temi dell'ambiguo rapporto tra realtà e tempo vengono evocati da spazi pubblici, insegne pubblicitarie, podi fatiscenti, casermoni vagheggianti ma anche snaturati quali alberi, piante, cavalli e delfini. E' una visione privileggiata e unica, che concede all'osservatore di entrare in contatto con il mondo labirintico e profondo, con il vuoto eterno e irrappresentabile che sta prima e dopo il tempo di oggi. Trascende la realtà usando un linguaggio onirico-visionario, crea immagini ossessivamente dense di particolari che mescolano elementi provenienti da vocabolari espressivi lontani, producendo suggestioni esaltate da un’indecifrabile carica enigmatica, una pittura di riconoscibilità, le singole cose da lui dipinte rispondono a specifiche codificazioni, non solo artistiche ma facenti parte del nostro consuetudinario visuale. Nelle sue opere oggetti sospesi fra reale e surreale, tra fisica e metafisica che raccontano di una realtà frutto di una visione tutta interiore e soggettiva. Un personalissimo linguaggio metaforico per un risultato straniante e al contempo accattivante di una pittura che tenta di esorcizzare paura e angoscia.